Montagna, il regno tranquillo

Timau e Valle del But, Paularo e Val d’Incarojo

Per gli amanti della montagna e delle escursioni, la Carnia nasconde luoghi quasi incontaminati, impossibili da dimenticare. Tra questi ci sono sicuramente le zone della Val d’Incarojo e della Val But, con i loro piccoli paesi, ciascuno con le proprie inconfondibili caratteristiche. Prendiamo Paularo, per esempio: un borgo di 2600 abitanti a 650 metri di altitudine, circondato da boschi e sentieri ideali per le passeggiate.

Paularo si trova al centro della Val d’Incarojo, e tutt’intorno si trovano i monti Zermula, Sernio e Tersadia, oltre al Passo del Casòn di Lanza: quanto basta per soddisfare le esigenze di chi dalla montagna vuole tranquillità, spazi aperti e natura incontaminata.

Ma oltre al paesaggio, Paularo ha anche molto altro da offrire. Come l’Ecomuseo “I Mistirs”, per esempio, che si pone il preciso obiettivo di conservare e valorizzare il patrimonio comunitario, a cominciare dalla tutela di antichi mestieri che altrimenti andrebbero perduti. Un modo per legare la storia del territorio al suo futuro, e per mantenere intatte le proprie radici. A questo è legata anche la più tradizionale sagra di paese, la Festa dei Mistirs, dedicata proprio agli antichi mestieri.

Ai piedi delle pareti rocciose

Timau, il Tempio OssarioAi piedi delle maestose pareti rocciose della Creta di Timau e del Gamspitz, a due passi dal confine austriaco, Timau può essere considerato come l’ultimo avamposto friulano, una manciata di borgate sospese tra le montagne diventate tristemente famose durante la prima guerra mondiale, a poco più di 800 metri di altitudine. La vicinanza con il confine austriaco inoltre fa sì che a Timau si parli un dialetto germanico (tischlbongarisch), appartenente alla famiglia dei dialetti sud-bavaresi, di tipo carinziano.

Il paesaggio del territorio nasconde la risorgiva carsica del Fontanon (in timavese Pruna), di notevole portata, che dà origine all’omonimo torrente. Da visitare, in zona, anche l’ossario che contiene le spoglie mortali di 1764 soldati italiani e austriaci che morirono combattendo sui monti che circondano il paese nella prima guerra mondiale. L’ossario è stato realizzato sul luogo della preesistente chiesa del Cristo, distrutta proprio durante la prima guerra mondiale dai soldati italiani in ritirata. La calma e la tranquillità di una natura incontaminata completano l’opera, rendendo questo angolo di Carnia un piccolo paradiso da respirare fino in fondo.

IL FRICO SECONDO TRADIZIONE

Dalla Carnia arriva il celebre Frico, frutto di una lunga tradizione: patate tagliate a dadini, cipolle e formaggio Montasio a pezzi si fanno cuocere insieme in padella fino a creare un’unica amalgama; una volta insaporiti e cotti tutti gli ingredienti, il Frico viene passato su una padella antiaderente fino a fargli raggiungere una perfetta doratura.

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